lunedì 4 gennaio 2016

I cinque tibetani
L'elisir di lunga vita così sono chiamati  i cinque tibetani  sono la chiave per ottenere la giovinezza, salute e vitalità durature.
foto presa dal web
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Oggi amici nello scrivere i cinque tibetani sono a realizzare un sogno, infatti da tempo aspetto l'ispirazione per scrivere, perché io scrivo solo quando ho l'ispirazione.
Ritengo personalmente  che questo articolo su cinque tibetani sicuramente sarà davvero utile a qualche amico che sta cercando un modo facile per ritrovare l'energia di quando era giovane.
Si parla sempre del mitico Elisir di lunga vita e dell'eterna gioventù, ci sembra quasi impossibile da trovare, quando apri un pc, digiti qualche parola chiave e sei catapultato in certi siti, dove si parla di dieta miracolosa, stile di vita particolare, o come nel mio caso sotto forma di un libro digitale dove parla di semplici cinque esercizi da poter eseguire direttamente da casa.
Davvero un grande grazie a internet, ma torniamo all'articolo.
ci sono delle domande di rito da porsi riguardo ai cinque tibetani.
Da dove vengono?
Cosa sono i cinque tibetani?
A cosa servono?
Cosa ci promettono?
Faccio riferimento a un libro scritto da Peter Kelder tratto da una storia vera.
kelder ci racconta che mentre era seduto in una panchina del parco gli si avvicina un vecchio colonnello di nome Bradford che inizia a parlare raccontandogli storie riguardanti la sua vita come ufficiale diplomatico della corona inglese che lo aveva portato a visitare fin nei più remoti angoli del pianeta avvinto da queste storie fra i due nasce una bella amicizia e così decidono di incontrarsi al parco tutte le sere.
Iniziano a condividersi le storie delle loro rispettive vite, e una sera durante il loro consueto incontro il Colonnello Bradford gli rivelò il suo grande desiderio di andare in Tibet perchè voleva trovare la "Fonte dell'eterna giovinezza".
Il colonnello racconto' che mentre era in India come ufficiale dell'esercito inglese " nei corpi diplomatici della Corona" sentì una storia che parlava di una comunità di monaci che si tramandavano una antica sapienza che prometteva la soluzione di uno dei grandi misteri del mondo. Secondo la leggenda, i lama del monastero erano eredi del segreto della Fonte della Giovinezza.
Nel libro Kelder
foto presa dal web
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racconta che il Colonnello vedendosi invecchiare giorno per giorno, non sopportava più questa realtà e preso dalla cosiddetta crisi di mezza età si decise a partire alla volta dell'India.
Bradford era deciso, invitò anche Peter ad andare con Lui, Peter all'inizio sembrava entusiasta, ma dopo lo scetticismo prevalse e decise di non andare.
Il tempo passava e dopo qualche anno il colonnello ritorna, come in un miracolo appare davvero molto più giovane.
Raccontò che aveva trovato il monastero,
foto presa dal web
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che all'inizio i monaci lo chiamavano " l'antico ", e di aver appreso una serie di esercizi appunto " I cinque Tibetani" che lo avevano ringiovanito.
Bradford veramente mostrava le sembianze che doveva aver avuto negli anni della sua giovinezza, molto tempo fa. Invece di un vecchio curvo e pallido con un bastone da passeggio, vide una figura alta, eretta. Aveva il volto florido e i capelli crescevano folti .
Raccontò inoltre che all'inizio si sentiva come un pesce fuor d'acqua i tibetani lo prendevano in giro in senzo buonario gli dicevano : "ecco l'antico", loro erano stupiti nel vedere dopo tanto tempo un uomo così vecchio, ma dopo qualche mese vedendomi ringiovanire a vista d'occhio smisero di chiamarmi in quel modo, il bastone da essere un aiuto per camminare inizio a servirmi solo per fare escurzioni in montagna.
“La prima cosa importante che mi venne insegnata al mio ingresso nel monastero”, disse il colonnello, fu questa : il corpo ha sette centri di energia che potremmo chiamare vortici. Gli indù li chiamano i chakra.
foto presa dal web
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Questi sette vortici controllano le sette ghiandole a secrezione interna nel sistema endocrino, e le ghiandole endocrine, a loro volta, regolano tutte le funzioni del corpo, compreso il processo di invecchiamento…..”
Questi vortici di energia quando siamo giovani e in salute girano molto velocemente, ma con il passare del tempo tendono a rallentare o a fermarsi, e per questo si ha l'invecchiamento quindi Il modo più rapido per riacquistare la giovinezza, la salute e la vitalità consiste nel riavviare il normale movimento rotatorio di questi centri energetici.
Ciò si può realizzare tramite la pratica dei  cinque tibetani semplici esercizi.
Bradford fece vedere a Kelder questi esercizi lui cominciò a farli con pieno entusiasmo, in solo tre mesi ottenne risultati davvero incredibili.
Kelder fu talmente contento che propose al colonnello di formare un gruppo di studio chiamato " Himalaya club", dove l'età minima di ammissione era intorno ai cinquant'anni.
Il gruppo di studio funzionò molto bene in qualche mese queste persone sembravano aver perso 15 anni e cosi Kelder decise che il mondo intero doveva conoscere questa fonte dell'eterna giovinezza, per questo scrisse questo bellissimo libro.
Come vedrete in questo video il rito dei cinque  tibetani e molto semplice ma ci vuole dedizione, entusiasmo e aspettativa che tutto ciò si realizzi,  davvero buona visione.
Buona visione e tanta salute a tutti.
La mia storia di atleta
Sono cileno  e nel 1977 sono stato adottato da una coppia italiana, vi racconto un poca della mia storia così capirete perché ho iniziato a correre.
Sono nato in Cile e dal’ età di 3 anni sono stato messo in un istituto per bambini orfani e abbandonati, in quel periodo sto parlando del 1972, il Cile subì il colpo di stato di Pinochet e tante persone,compreso mio padre, non persero solo la casa ma anche la possibilità di lavorare e di accudire i propri figli.
Erano tempi difficili fra terremoti, e golpi vari. Noi abbiamo passato un bruttissimo momento, mio padre che era un combattente e (un attivista contro la dittatura) dopo averci messi al sicuro nel’ istituto, ha sacrificato tutto quello che aveva, per farci adottare da una famiglia italiana, grazie al suo carattere e dopo una lunga trattativa con il padre Alceste Pier Giovanni, un sacerdote che aveva fondato due istituti uno a Sant’Alfonso e l’altro a Quinta de Tilcoco, c'è la fece. Non voglio però parlare della mia vita in istituto, perché ci vorrebbe un libro intero, che forse un giorno scriverò.
Nel 1977, come avevo già detto qualche rigo più su, siamo atterrati a Roma Fiumicino, intorno a noi c’erano tante persone, ma come succede quando le persone sono state destinate, si incontrano e scatta il colpo di fulmine (si riconoscono), sembrano essersi sempre appartenute… così è successo anche a me e a mio fratello Gabriele: abbiamo riconosciuto i nostri genitori anche se non ci avevano presentati. Loro ci hanno abbracciati e amati. Voi direte interessante, ma cosa c’entra con la corsa? Era solo per dire grazie ai miei genitori per quello che hanno fatto!
Gli anni passavano e stiamo parlando di due ragazzini cileni, capitati (ormai 35 anni fa ) in un paesino di provincia, con tanta chiamiamola  pure disinformazione anche se grazie a Dio tutto questo oggi  è cambiato, Castellina in Chianti oggi è un paese bello dal punto di vista naturistico e a detta degli stranieri con  gente molto simpatica e amichevole.
Grazie Castellina e Castellinesi.
Più che a scuola studiavano la geografia, più che i ragazzi più grandi e anche quelli  delle scuole superiori, mi vedevano  come un intruso, e da lì a poco iniziò nei miei confronti uno stupido razzismo.
Sono sempre stato innamorato del mio paese ( il Cile )  e quando mi veniva detto in pullman ” Hei cileno fa bene Pinochet ad ammazzarvi tutti” sapendo che avevi lasciato non solo la tua terra nativa in mano a un dittatore, ma soprattutto tuo padre a lottare contro un assurda  dittatura , faceva davvero male.
All'inizio me la prendevo davvero tanto ma dopo iniziai a crescere e a ascoltare i consigli di mio padre  Franco a lasciarli stare e ignorarli, ma avevo ricevuto dal mio padre cileno Jorge anche insegnamenti del tipo “se ti danno noia difenditi”, così senza fare tanto male iniziai a difendermi… non mi piaceva, ma ho dovuto per farmi rispettare.
Da lì in poi ho iniziato a farmi più amici. Fu durante gli anni scolastici che, dopo una gara comunale, la Professoressa Mariottini, che ringrazierò sempre, vide in me buone potenzialità nella corsa.
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Mi prese con sua figlia che già faceva atletica, e mi portò tutte le settimane ad allenarmi. Lì cominciò per me una nuova vita, nuovi amici e tanta gente adulta che mi stimava e mi stimolava. Lì cominciai a correre… dagli iniziali dieci minuti, nella prima settimana avevo già imparato a correre 1h senza fermarmi mai. Nello stesso anno a scuola arrivai terzo alle comunali, terzo perché per le scale mi dettero una spinta e io, che ero primo, quasi caddi e rischiai di perdere la gara. Mi qualificai per le provinciali e lì battetti i primi due del mio paese e mi qualificai per le regionali, che feci e arrivai ventesimo, con 39° di febbre. Dopo continuai ad allenarmi e vinsi le comunali addirittura con un giro di campo dal secondo le provinciali scolastiche, esercito scuola, e tante gare su strada.
Il mio segreto era ricordare tutte le cattiverie che dicevano gli invidiosi e ignoranti mentre mi allenavo,  “vai imbecille sei primo”, “pensa alle donne e lascia perdere le corse”, i più buoni dicevano “lascia perdere Giorgiez l’olimpiez”avevo imparato a  trasformare  quella rabbia in voglia di vincere.
 Ma non si può fare di tutta l'erba un fascio ho avuto specialmente a scuola anche dei buoni amici fra i quali sono lieto di citare alcuni nomi Matteo, Giampaolo, Giampiero, Rossano, Nano, Francesco e tanti altri specialmente della mia classe, che mi aiutavano e mi incoraggiavano in quello che facevo come anche i miei compagni di squadra a Siena  che per loro ero Speedy Gonzales (perchè da cileno mi chiamavo davvero così! Jorge Enrique Gonzales Gonzales) e anche perché correvo davvero molto forte.
Gli anni passavano e io diventavo sempre più consapevole della mia forza, facevo le gare e arrivavo sempre primo ,  cinque minuti  davanti a quelli della mia categoria… in pista non ero un granché, perché non mi piaceva ma iniziai a vincere non solo gare su pista, ma sopratutto gare su strada, anche a livelli assoluti.
E nel 1987, alla mia prima mezza maratona, ad Avignone, vinsi il campionato europeo juniores con l’ottimo tempo di 1h19′ 38″, che solo dopo qualche anno migliorai, sempre ad Avignone in Francia, portandolo a 1h 12′ 57″ piazzandomi al 6° posto  su oltre 600 atleti  a livello assoluto.
Nel 1988 a Riccione dopo una gara combattuta sotto un sole battente nei 3000 siepi, feci il 4° assoluto e vinsi il campionato italiano Uisp per la categoria Juniores.
Eccomi qui in quella gara, una foto offertami dal mio grande amico Mauro Guerrini ;)
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Durante il militare, anno 1988, arrivai secondo in una gara regionale che mi permise di entrare nella Regione Militare Meridionale, e alla Cecchignola in un campionato su strada, per il giorno di Santa Barbara, valevole come campionato italiano militari, mi piazzai undicesimo assoluto, battendo vari campioni italiani.
Mi ricordo che in quel periodo avevo fatto amicizia con campioni anche a livello mondiale: Mussa Fall, Mustafa Lachal Bacouche, Maminsky, nello stesso stadio dove mi allenavo io, si allenavano il grande Said Aouita e Brahim Boutayeb, con quest’ultimo in allenamento abbiamo fatto un progressivo di quasi un’ora da 3,20 a 2,58 al km. Non mi ero accorto che andavamo così veloce, e Il Buta (come lo chiamavo io) mi insegnò la tecnica di respirazione e altri trucchi, ma sopratutto l’importanza della mente sul corpo.
E lo stesso anno alle olimpiadi di Seoul, lui vinse con uno straordinario tempo il titolo olimpico nella gara dei 10.000, in 27’21″46, stabilendo cosi il nuovo record olimpico.
Il nostro Totò Antibo arrivò secondo, bellissima gara che vi ho proposto qui sopra.
Qualche anno dopo feci parte della rappresentativa Toscana di gare su strada a Guidonia, come regione vincemmo il campionato italiano a squadre. Gli anni si susseguirono e io continuavo a migliorare e vincere anche gare molto importanti, maratonine, gare su strada, fra le quali ache la Famosa gara senese ”Pasticceria Silvia”. A Firenze e in Toscana ottenni buoni piazzamenti, anche se lì era un poco più difficile vincere, perché c’erano atleti come i fratelli Barbi, i fratelli Anichini Panichi, Sequi... e tanti altri che non erano toscani ma vedevano nella Toscana un buon terreno di gara per migliorasi e fare qualifiche per campionati più importanti... e poi come non menzionare loro, i Campioni degli altopiani: i Keniani!
Ricordo che alla famosa gara “Cinque Torri", in notturna, a Rapolano Terme, su quasi 800 atleti e dopo una gara combattuta, un keniano mi passò davanti agli ultimi 5 mt e fu davvero dura, perché per tutta la gara avevo pensato solo al trofeo che stavo vincendo e in quell'occasione avevo battuto non solo i migliori di Arezzo, ma anche Mussa Fall, finalista olimpico a Seoul 1988, negli 800 mt. Comunque quello che mi piacque fu la media ottenuta: 3’08″ al km x 8,25. Ottima prestazione! Fu solo nel 2005 a Firenze che, dopo una vita a sognarla, decisi dopo un’anno intensissimo fra allenamenti e gare vinte (fra i quali anche il campionato di maratonina di Siena), di fare la mia prima Maratona. Era una mattinata abbastanza fredda e l’ospite d’onore era il grandissimo Gelindo Bordin, campione olimpico e maratoneta di grande successo a livello mondiale, erano tutti tesi... io no!! Ero completamente incosciente di quello che di lì a poco, sarebbe stato la realizzazione di un grande sogno: terminare la Maratona!
Ricordo che quando facevo le gare ogni volta che trovavo una difficoltà mi dicevo: "coraggio se un giorno vuoi fare la maratona devi superare questa prova", mi facevo sempre coraggio così. Il giorno della maratona domandarono a Gelindo quale consiglio ci potesse dare  per affrontare questo tipo di gara, Gelindo con il suo buon accento del nord ci disse: ” ragassi la maratona l’è dura, bisogna passare piano alla prima metà"... detto fatto: preso dall’entusiasmo passai piano (!) 1h 13′ 30″ (quasi avevo fatto il mio record che era di 1h 11′ 38!) e ovviamente, passato così veloce, gli ultimi 5 km sono stati una sofferenza incredibile... ma tutti quegli anni a dire "forza che così c’è la farai a finire la maratona" mi hanno aiutato a non lasciare, anche se soffrivo moltissimo (per intenditori: sono passato da 3.40 a 5′ al KM). La maratona, finì e anche se con tanto dolore, il tempo fu incredibile: 2h 36′ 57″.
Quinta migliore prestazione di tutti i tempi a Siena! Ragazzi, voi farete tante gare nella vostra vita, ma che siate forti o no, quando finirete la maratona, WOW, avrete dato un senso alla vostra vita di atleta e non solo.
Ragazzi fatela e la vostra vita cambierà come un miracolo.
"Ho avuto un'infanzia difficilissima", ma grazie alla corsa ho trovato tanti amici, l’Amica con la A maiuscola (la corsa), ho avuto tante soddisfazioni, ma soprattutto la forza di diventare una persona migliore e decisa a raggiungere tutto quello che voleva nella vita. ... e tanta tanta tanta felicità.
Buona corsa a tutti!!!

sabato 2 gennaio 2016

Sokolow Podlaski oggi
Ciao amici oggi sono a concludere l'articolo che ho iniziato qualche giorno fa riguardo Sokolow Podlaski.
Il mio secondo articolo vi parlerà di cosa vedere in questa piccola cittadina della Masovia.
Un turista che arriva a Sokolow non può che rimanere a bocca aperta quando si trova davanti alla imponente cattedrale Niepokalanego serca NMP, IMG00597-20131211-1320
Stamattina appariva così, immersa nella nebbia, ma sempre bella da vedere anche da lontano.
un'altro edificio molto bello, è la casa della cultura ( Dom Kultury) e delle scienze, sede della biblioteca comunale anche vecchio cinema, teatro, e'oggi anche una scuola di ballo e sede di manifestazioni o premiazioni, importanti.
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Il nostro turista non può non visitare una vera meraviglia " La grotta della Madonna di LourdesIMG00587-20131211-0917
che pochi conoscono perché  nascosta nel recinto della chiesa Salesiana.
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La città di Sokolow con le sue frazioni, offre delle belle escursioni, qui la natura è incontaminata, c'è molto lavoro rurale, ci sono dei bei laghetti che ospitano una variegata quantità  di uccelli, germani reali, aironi, cigni  e in buona stagione anche le cicogne.
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In questi posti e interessante da vedere  a Łazówek:  il "sanktuarium Matki Boskiej Pocieszeniae" un posto molto particolare si dice addirittura che ci sia  una pietra grande al centro della chiesa dove c'è un impronta del piede della Madonna, e qui chi chiede e crede nei miracoli riceve sempre una grazie, si raccontano di molte persone guarite in questo santuarium.
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Quante bei posti ci sono in questa parte della Polonia, nei prossimi articoli scriverò di altrecitta della Masovia altrettanto interessanti.
Buona lettura amici miei.
Mariola.
correre d'inverno parte seconda
I questa seconda parte finirò di scrivere gli altri aspetti molto importanti  e non da sottovalutare per correre in inverno.
Le scarpe
La regola è sempre la solita in allenamento e meglio usare delle scarpe protettive, anche se pesanti, e sopratutto importante con gomma antiscivolo,o tacchetti di gomma se si corre nei boschi, mentre in gara scarpe leggerissime antiscivolo mentre per le campestri scarpe chiodate, da valutare bene la lunghezza dei chiodi a seconda del percorso dove si gareggia.
Tante volte ho visto andando al campo scuola gente vestita in modo veramente esagerato, calza maglia, tuta impermeabile sotto e sopra, maglietta di lana, pail pesante, e  alcune volte anche una sciarpa di lana, cappello e guanti, mi sembrava di sentire il loro corpo chiedere aiuto.
Ovviamente più ci si abitua più si tende a capire che vestirsi troppo e davvero pericoloso, si suda nel  riscaldamento, durante gli esercizi ci si raffredda si fanno allenamenti specifici, ripetute, faltlek  e defaticamento e siamo già ammalati.
Si possono anche fare degli errori di vestirsi tanto e di sudare e raffreddarsi, perciò mai dimenticare di farsi una doccia bollente e di asciugarsi la testa bene e se si è fuori casa è indispensabile avere un cappello in testa.
Tipi di terreno
In inverno se si corre per strada bisogna fare attenzione alle macchine che ti possono (senza volere)  ammollare  perciò è consigliabile la tuta impermeabile, mettersi delle tute e delle scarpe fosforescenti , perché fa buio molto prima.
Con la neve è bellissimo ma bisogna fare attenzione a suolo scivoloso.
In gara è bene vestirsi poco, ma non così ahaahhahaha

 Corsa nel bosco
Per correre nel bosco è importante fare attenzione al fango o al ghiaccio e anche agli animali selvatici, non più di una volta mi sono trovato a correre insieme ai cinghiali e daini.
Penso che correre con i daini sia un esperienza bellissima da provare almeno una volta nella vita.
Anche se ci sono delle salite ripidissime come nei nostri boschi noi corriamo al massimo a 9 km orari e loro volano, hanno una grazia davvero particolare e una forza straordinaria.
Correre in situazioni estreme
Vi voglio raccontare una mia diretta esperienza, del correre in situazioni estreme.
Qualche anno fa in Polonia ho corso in allenamento 31km con una temperatura di -17°, ho imparato due cose prima con quelle temperature e bene non correre e meglio stare a casa,  secondo che il corpo tende a raffreddarsi e se non hai un passa montagna  e un foulard alla bocca che scalda il fiato e di conseguenza i polmoni, rischi davvero di congelarti, la faccia e gli orecchi  cominciano  a dolere, il naso all'interno si congela è a ogni respiro i polmoni fanno quasi male dal freddo, inizi ad avere sempre più freddo è non è  un'esperienza molto simpatica.
Non sono un masochista e solo che sono partito da casa con una temperatura di  -7° e dopo un poco  all' improvviso è arrivato un freddo polare e la temperatura è scesa fino a - 17°. Brrrrr che freddo ragazzi.
Ragazzi cosa dire noi corridori non ci ferma nessuna condizione climatica la passione e più forte della ragione.
Buona corsa a tutti.